Giocattoli vintage: quando i ricordi d’infanzia diventano oggetti da collezione
C’è chi conserva gelosamente il proprio giocattolo preferito anche dopo decenni e chi, passeggiando tra i banchi di un mercatino, si emoziona ritrovando proprio quell’oggetto che ha accompagnato la propria infanzia. I giocattoli vintage hanno un potere speciale: raccontano un’epoca, risvegliano ricordi autentici e, sempre più spesso, diventano anche piccoli tesori da collezione.
Una scenografica parata di cavalli a dondolo sospesi al Museo del Giocattolo di Norimberga. Ho avuto la fortuna di visitarlo durante un viaggio a tappe in Germania nel 2022 e che ti consiglio di inserire tra le tue prossime mete
Negli ultimi anni il loro fascino è tornato a crescere. Certamente per la nostalgia collettiva verso un periodo spensierato della nostra vita, ovvero l’infanzia. Ma anche per il desiderio, sempre più diffuso, di riscoprire oggetti costruiti per durare, lontani dalla logica dell’usa e getta. Non è un caso che, tra i banchi dei mercatini dell’usato e delle fiere del vintage, anche i giochi di un tempo attirino sempre più appassionati e che alcuni pezzi, se ben conservati, abbiano acquisito anche un notevole valore collezionistico.
Ape e Vespa in miniatura raccontano anche la storia del design e della mobilità italiana (dalla collezione del Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Per raccontare anche visivamente questo viaggio nella memoria infantile collettiva ti porto con me in un luogo speciale: il Museo Veneto del Giocattolo (a Padova). Passeggiando tra le sue sale, mi sono lasciata guidare dalle teche espositive, immortalando bambole, trenini, robot, cucine giocattolo e giochi di latta. Istantanee di un’infanzia che, in fondo, appartiene un po’ a tutti noi.
È proprio da qui che inizia il viaggio nel tempo delMuseo Veneto del Giocattolo (Padova): un luogo dove ogni sala riporta alla memoria giochi, oggetti e ricordi d’infanzia che sembravano ormai dimenticati
Perché i giocattoli vintage continuano a emozionarci anche da grandi
Negli ultimi anni il vintage è tornato protagonista in moltissimi ambiti, dalla moda all’arredamento, fino agli oggetti che hanno accompagnato la nostra infanzia. Anche il mondo dei giocattoli non fa eccezione.
Modellino in legno di una giostra in stile carosello (realizzata da Egisto Santi ed esposto al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Oltre al fattore nostalgia, cresce l’attenzione verso il riuso e la sostenibilità. Recuperare un vecchio giocattolo significa dare nuova vita a un oggetto già esistente, conservarne la storia e tramandarla alle nuove generazioni. È un fenomeno che coinvolge anche i più giovani, attratti dal fascino degli oggetti analogici, dalla loro qualità costruttiva e dal valore emotivo che riescono ancora a trasmettere.
I marchi iconici come Coca-Cola ci riportano indietro nel tempo come dei giocattoli. (automobilina a pedali giocattolo esposta al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Basta ritrovare il gioco che avevamo completamente dimenticato perché si aprano, all’improvviso, piccoli cassetti della memoria. Un meccanismo che ricorda la celebre madeleine di Marcel Proust, capace di risvegliare ricordi rimasti silenziosi per anni.
La pensilina verde trasforma il modellino ferroviario in una piccola scena dal sapore cinematografico. (dalla collezione del Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Lo sperimento spesso anche in famiglia. Nella soffitta dei nonni, i miei figli riscoprono con entusiasmo i vecchi giochi appartenuti al loro papà e alla zia: Lego, Barbie, bambolotti, il trenino elettrico, scatole di puzzle, costruzioni in legno. Una dimostrazione concreta di come i giocattoli diventino ponti tra le generazioni, continuando a creare nuovi momenti da condividere.
Prima dei mattoncini, viti, ruote e piastre di metallo insegnavano a progettare costruendo. (dalla teca dedicata alle “Costruzioni” del Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Un consiglio spassionato che mi sento di darti, è di conservare qualche giocattolo della tua infanzia e dei tuoi figli. In questo modo diventeranno parte di un piccolo tesoro affettivo di famiglia da tramandare.
Un tram in miniatura degli anni Trenta, testimonianza di quanto i giocattoli riproducessero il mondo reale (dalla collezione del Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Bambole e peluche
Accompagnano giochi di fantasia, merende immaginarie e pomeriggi trascorsi a inventare storie. Parlo delle bambole, da sempre tra i giocattoli più rappresentativi dell’infanzia (non a caso l’UNICEF ha scelto la Pigotta per una delle sue più popolari campagne di raccolta fondi).
Bambole in mostra al Museo Veneto del Giocattolo. (nella foto da dx: bambolotto Jenny Pescatore, marchio Steiff (Germania) 1903, bambola Carlotta, marchio Furga (Italia) 1950 e Grazia, bambola marchio Ratti (Italia) 1950)
Passeggiando tra le teche del Museo Veneto del Giocattolo mi hanno colpito soprattutto gli esemplari realizzati in porcellana biscuit, stoffa e legno, ma anche le celebri bambole Furga. Queste bambole hanno segnato l’infanzia di tante bambine italiane, compresa mia mamma (classe 1963), che ho interrogato in materia 😉.
Alcune venivano tramandate tra sorelle e cugine, altre ricevevano abiti cuciti a mano da mamme e nonne, trasformandosi in compagne di crescita più che in semplici giocattoli.
Le bambole Furga e Franca hanno accompagnato l’infanzia di più generazioni di bambine italiane. (molti dei giocattoli in mostra al Museo Veneto del Giocattolo sono stati donati da privati)
Oltre alle bambole, anche i primi peluche Steiff, storico marchio tedesco, raccontano un’epoca in cui i giocattoli erano pensati per durare e attraversare le generazioni. Fu proprio Steiff a creare nel 1902 il celebre Teddy Bear, l’orsacchiotto che ancora oggi rappresenta, nell’immaginario collettivo, il peluche per antonomasia.
Dai primi Teddy Bear del Novecento agli esemplari contemporanei, gli orsetti Steiff mostrano come un giocattolo possa attraversare le generazioni senza perdere il proprio valore affettivo (foto steiff.com)
Trenini e modellini in latta
Prima ancora di esplorare mondi paralleli attraverso i videogiochi, i bambini viaggiavano con la fantasia. Trenini, biciclette, moto, automobili, Ape Car, navi, aerei e dirigibili trasformavano il pavimento di casa in una città da attraversare o in una mappa tutta da inventare.
Il fascino dei vecchi trenini sta anche nella cura dei dettagli, capaci di trasformare il gioco in un vero viaggio (locomotiva “Coccodrillo” esposta al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Passeggiando tra le teche del museo mi hanno colpito soprattutto i modellini in latta e metallo, curati nei minimi dettagli.
All’inizio del Novecento bastava un dirigibile in miniatura per immaginare viaggi straordinari (teca dedicata alle riproduzioni in latta dei dirigibili al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Molti riproducevano fedelmente i mezzi di trasporto dell’epoca e raccontavano l’entusiasmo per il progresso tecnologico, quando un treno, un transatlantico o un dirigibile rappresentavano il sogno del viaggio e della scoperta.
Il modellino del transatlantico Viktoria del 1920 trasformava il desiderio di esplorare il mondo in un gioco spettacolare (uno dei pezzi forti del Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Oggi questi piccoli capolavori sono ricercati anche dai collezionisti, ma continuano a conservare lo stesso potere di allora: far viaggiare l’immaginazione senza bisogno di partire davvero.
Il Boeing 707 Pan Am Clipper del 1960 evoca l’epoca d’oro dei viaggi aerei (esposta nella sala dedicata ai mezzi di trasporto del Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Giocare a fare i grandi
Crescere significa anche osservare gli adulti e provare a imitarli. Per questo molti giochi del passato riproducevano in miniatura la vita quotidiana: cucine, salottini, costruzioni e piccoli ambienti domestici diventavano il palcoscenico perfetto per inventare storie e sperimentare nuovi ruoli.
Un intero bagno in miniatura: ogni dettaglio contribuiva a rendere credibile il gioco simbolico (da una delle stanze della casa delle bambole custodita al Museo Veneto del Giocattolo)
Tra le ricostruzioni che mi hanno colpita di più c’è il salottino del tè, arredato a misura di bambino e popolato da grandi bambole, quasi a ricreare una vera scena di vita borghese. Quel salottino non racconta tanto le bambole, quanto il gioco di ruolo: il tè con le amiche, ricevere gli ospiti, imitare i gesti degli adulti. Le bambole sono delle “comparse” che servono a far vivere la scena.
Salottino per bambine in velluto rosso di produzione tedesca degli anni Quaranta, popolato con bambole in biscuit e servizio giocattolo da tè in porcellana finemente decorata (una delle teche più grandi in mostra al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Poco distante, la cucina Ingap ricorda quanto il gioco simbolico abbia sempre accompagnato la crescita dei più piccoli, trasformando i gesti di ogni giorno in occasioni di scoperta e creatività.
La cucina Ingap riproduceva in miniatura gesti e ambienti della vita quotidiana (esposta al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
E poi ci sono le costruzioni, un grande classico che attraversa le generazioni. Dai blocchi di legno ai Lego, cambiano materiali e forme, ma non il piacere di progettare, costruire, smontare e ricominciare da capo.
Manuali e componenti originali mostrano quanta pazienza e ingegno richiedessero i giochi di costruzione (teca “Costruzioni” al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Un gioco semplice, capace ancora oggi di stimolare fantasia, logica e manualità.
Dalle costruzioni metalliche ai LEGO: cambiano i materiali, non il piacere di creare mondi da zero (al Museo Veneto del Giocattolo trovano posto anche collezioni di giochi di epoche più recenti)
Robot e giochi meccanici
Ogni epoca immagina il futuro attraverso i propri giocattoli. Se oggi i bambini sognano robot intelligenti, droni e missioni spaziali, già nel secolo scorso il progresso prendeva forma tra automi, giochi meccanici e coloratissime giostre in miniatura.
Con il set LEGO Bionicle, il gioco di costruzione diventa anche racconto, personaggi e avventura (dalle teche delMuseo Veneto del Giocattolo dedicate alle collezioni più recenti)
Tra gli oggetti che più hanno catturato la mia attenzione c’è il robot in latta, simbolo di un futuro che allora sembrava ancora tutto da inventare.
Lo Strand Robot con fucile a raggi, prodotto in Cina nel 1990, testimonia come anche i giocattoli più recenti siano ormai entrati nell’immaginario nostalgico di una generazione (esposto al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Accanto a lui, le giostre meccaniche raccontano un altro modo di divertirsi: semplice, ingegnoso e capace di stupire con pochi movimenti.
Piccole giostre di latta (degli anni ’50) capaci di restituire il fascino e la meraviglia delle feste di un tempo (dalla collezione del Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Guardandoli oggi fanno sorridere, ma ricordano anche una verità senza tempo: cambiano i giocattoli, ma resta immutata la capacità dei bambini di trasformarli in mondi immaginari.
Le motociclette in latta univano movimento, meccanica e voglia d’avventura (giochi vintage in mostra al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
Quando un giocattolo diventa un oggetto da collezione
Forse il bello dei giocattoli vintage non è scoprire quanto valgano oggi, ma ricordare quanto hanno significato quando li stringevamo tra le mani da bambini.
Una bicicletta da collezione dedicata a Francesco Moser riporta alla memoria gli anni in cui i campioni dello sport diventavano piccoli miti da custodire anche in miniatura (una teca del Museo Veneto del Giocattolo raccoglie solo modellini di velocipedi)
Alcuni finiscono nelle vetrine dei collezionisti, altri rimangono dimenticati in una soffitta, altri ancora trovano una nuova casa in un museo dove continuano a raccontare storie a chi passa davanti alle loro teche con curiosità.
Un grande modello di locomotiva a vapore: il sogno del viaggio riprodotto in miniatura (altro scatto della locomotiva “Coccodrillo” esposta al Museo Veneto del Giocattolo, Padova)
E magari, uscendo, ci verrà voglia di aprire quella vecchia scatola in garage che non tocchiamo da anni. Chissà che lì dentro non ci sia ancora il gioco che ci faceva sorridere da bambini.
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Un caro saluto e, alla prossima, ciao ciao!
Gloria | Giornalista, blogger, podcaster e youtuber di Casa con Svista
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