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24 Dicembre 2023

Storia dell’origami tra mito e realtà

La parola ‘origami ’ (折り紙 ) deriva da ‘ori ’, piegare e ‘kami ’, carta.
Ormai lo sanno tutti.

Quello che forse ancora non sai però, è che la parola kami in giapponese significa sia carta che spirito, dio. 

kami > spirito, dio

kami > carta

Letteralmente “piegare la carta”, ma anche “piegare lo spirito”? Perché no!

La matrice filosofico/religiosa è lampante. Fosse solo per le ragioni storiche che brevemente ti illustrerò, ma anche come etica stessa di un’arte antica più di mille anni.

Storia dell’origami: gli inizi in Giappone

La carta nasce in Cina nel 105 d.C. e arriva in Giappone nel 610 d.C. dove, nonostante il carissimo costo iniziale, comincia a diffondersi all’interno della corte imperiale tra i ricchi aristocratici prima e tra i guerrieri samurai dello shogunato poi. Abitudine delle dame divenne ben presto quella di piegare buste per confezionare poesie, lettere o doni diversificandone le forme in base alla ricorrenza e al destinatario.

Ma inizialmente l’ambito in cui le pieghe troveranno maggiore applicazione sarà quello religioso. I sacerdoti shintoisti iniziarono a piegare le prime strisce di carta rigorosamente bianca. Gli shide a zig-zag, come segno di demarcazione delle aree sacre all’esterno dei templi e le bacchette gohei usate nei riti purificatori.

Shide, origami rituali
Shide all’esterno di un tempio

Per i più curiosi segnalo QUI un video per scoprire come piegare uno shide e QUI un brevissimo approfondimento sui suoi utilizzi e significati.

Gohei origami rituali
Bacchette gohei

La credenza che la terra sia popolata da esseri superiori, da spiriti chiamati kami che abitano e controllano la natura, ha dato origine ai primi origami rituali, usanze praticate ancora oggi.

Origami di farfalle maschio (ocho) e femmina (mecho) si usavano per decorare le bottigliette di sakè che nei matrimoni scintoisti lo sposo e la sposa devono bere per suggellare la loro unione. 

Mecho origami
Farfalla maschio, Mecho.
Ocho origami
farfalla femmina, Ocho.

 

Origami rituali per matrimoni shintoisti
Ocho rituali

Infine il noshi, ideato per confezionare e proteggere un dono, come auspicio di fortuna e lunga vita nonché primo esempio di tsutsumi, ovvero l’arte giapponese di impacchettare cose. 

Noshi origami
Noshi

L’arte di piegare la carta si è diffusa sempre più tra le classi nobili e guerriere, che di generazione in generazione hanno tramandato un numero sempre maggiore di figure e modelli.

Storia dell’origami in Europa

Ma la convinzione che il Giappone sia la sola patria dell’origami non è del tutto esatta.

In estrema sintesi è andata così: i cinesi inventano la carta e circa mille anni più tardi arriva in Europa attraverso gli Arabi che la portano in giro per la Spagna. 

Nell’Europa del Settecento e dell’Ottocento troviamo Il ventaglio magico dei prestigiatori, la piegatura dei tovaglioli nei banchetti rinascimentali italiani e le formidabili intuizioni del pedagogo tedesco Friedrich Fröbel con i suoi giardini d’infanzia (kindergarten). Egli comprese per primo il potenziale pedagogico dell’origami e intese questa attività come un’occupazione fondamentale per lo sviluppo psico-fisico del bambino. 

Tornando per un momento all’etimologia della parola, devi sapere che essa è stata introdotta solo verso la fine del 1800, come diretta traduzione del tedesco papierfalten (o dello spagnolo papiroflexia). Prima di allora infatti, si usavano termini quali orikata, orisue, orimono o tatamigami, ma non origami.

Grazie all’importanza attribuita all’origami in Germania e Spagna gli stessi giapponesi compresero davvero le proporzioni di ciò che avevano creato molti secoli prima.

La nascita dell’origami moderno

Nella seconda metà del Novecento il grande origamista Akira Yoshizawa con i suoi circa 50.000 modelli ne suggellò l’arte e la tecnica ideando il primo sistema di notazione delle pieghe. Un vocabolario fatto di segni, frecce e altri simboli usato nelle istruzioni origami di tutto il mondo, oggi noto come sistema Yoshizawa-Randlett. La nascita dell’origami moderno la dobbiamo a lui.

L’arte dell’origami in mostra

Tuttavia gli origami hanno iniziato ad essere considerati arte solo all’inizio del ventunesimo secolo, al comparire delle prime mostre internazionali.

Una su tutte “Folding paper : the infinite possibilities of origami “ (2012-2016), Stati Uniti. La curatrice Meher McArthur coadiuvata dall’origamista Robert J. Lang ha messo in mostra opere di eccezionali artisti provenienti da ogni angolo del pianeta. Una testimonianza formidabile della storia dell’origami che ne documenta le origini e l’evoluzione. Qui puoi acquistare il catalogo in inglese. Io ne custodisco gelosamente una copia.

Purtroppo nel nostro paese l’origami è ancora considerato un mero passatempo per bambini, ma nel resto del mondo ricopre il prezioso ruolo di arte nelle sue forme e qualità più importanti, ovvero quelle di suscitare emozioni e veicolare bellezza.
Aiutami ad invertire questa tendenza: gli origami hanno bisogno del nostro aiuto!

Enjoy Folding

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